Normativa
Per un manifesto di una scuola "bella"
Pubblicato il 30 Luglio 2008 (482 letto)
PER UN MANIFESTO DI UNA SCUOLA “BELLA”
di Enzo Spaltro


Da molto tempo si sente in Italia il desiderio di una scuola che sia bella,oltre che buona.
Una scuola che sia capace di facilitare lo sviluppo futuro delle persone e non prepararle solo al presente.
Una scuola che sviluppi professioni non solo di produzione, ma anche di manutenzione del processo dell’ apprendere.
Una scuola che nella bellezza individui un clima di speranza e promessa e non di paura e di minaccia.
Qualcuno obietta: ma se non abbiamo una scuola buona, come possiamo averla bella? Ragioniamo.

1. soprattutto si sente il bisogno di uno spazio formativo “vuoto” , cioè libero ed indipendente, effettivamente motivato ad un apprendimento comune e a un benessere soggettivo diffuso, basato su una comunità autonoma di studenti, docenti e persone. Non solo come spazi presidiati dal dominio , ma uno spazio autonomo al massimo dal dominio. Lo spazio vuoto dovrebbe interpretare meglio lo spirito del tempo, lo “zeitgeist” o, come qualcuno ha detto, un nuovo piacere dell’ apprendere in uno spazio mentale vuoto. Una sorella così della libertà.

2. Infatti oggi occorre rintracciare nel piacere e non nel dovere, la motivazione ad apprendere dei giovani. Questo spazio gradevole dovrebbe servire allo sviluppo espressivo dei soggetti, che andrebbero protetti dalle pressioni ideologiche e burocratiche oggi palesemente indirizzate allo sfruttamento dei molti da parte dei pochi. Questo spazio “vuoto” andrebbe regolato su alcune idee forza,come quella dello sviluppo della soggettività, del bisogno di cooperazione e di gruppo, del desiderio di benessere soggettivo diffuso, della bellezza come speranza e promessa, del valore della pace diffusa, sentimenti base dell’ apprendimento. Questi bisogni della nostra epoca desiderano una nostra scuola, una nostra università, un nostro piacere dell’ apprendere. Desiderano una bella scuola, una bella università, un bello stare insieme.

3. Questo stare insieme propone un manifesto che possa essere sottoscritto da molti studenti, docenti, lavoratori,utenti e , in una parola, cittadini. Un manifesto per la scuola bella, che non ponga vincoli alla cittadinanza e al suo apprendimento. Nè il vincolo del censo ( chi non “discende” non è cittadino) né quello lavorativo ( chi non “lavora” non è cittadino). Una scuola bella che prometta un futuro, un sabato,, un plurale nel censo,nel potere,nella proprietà, nel lavoro stesso. Una proposta di condivisione che si possa declinare nel tempo in una coesistenza multipla, da se stesso al gruppo. Dal territorio alla produzione di ricchezzas,dallo svago alla partecipazione.un manifesto che sia un’ offerta di benessere per il futuro, che ridia corpo all’ utopia e distingua la cittadinanza dell’ apprendere come piacere alla parità.un manifesto che neghi la sudditanza dell’ insegnare come dovere dipendente dal dominio.

4. Oggi, con lo svilupparsi della complessità, si sono venuti formando due tipi di professioni: quelle di produzione e quelle di manutenzione. Nel mondo della scuola sono sempre di più distinte le professioni dell’ imparare qualcosa e quelle dell’ imparare ad imparare. Dimenticare le professioni di manutenzione, quelle dell’ imparare ad imparare determina un rallentamento dell’ apprendimento e una conseguente minor efficacia della produzione scientifica e tecnologica.perciò questo manifesto si dedica alle professioni di manutenzione, ai mestieri dell’ imparare ad imparare. Due possono essere principalmente i tipi di manutenzione: quella ordinaria e quella programmata. La prima si fa quando ce n’è bisogno. La seconda sistematicamente con tempi e modalità periodici, indipendentementedal bisogno di manutenzione del processo produttivo. Quest’ultima ha bisogno di un’ Università chiamata Università delle Persone.

5. Questa perciò è un’ iniziativa semplice, una scuola proposta a tutti, un apprendere finalizzato al benessere soggettivo diffuso, volto a migliorare la società. Si tratta di una scuola per professioni di manutenzione e quindi basate sull’ imparare ad imparare. L’ Università delle Persone ( UP) si propone così di imparare- insegnare forme di relazioni,di capacità trascurate,e di modi di vita benestanti. L’ UP si propone così di imparare – insegnare forme di relazioni,di capacità trascurate e di modi di vita benestanti.perciò svilupperà programmi di formazionealla diversità ed all’ apprendimento diffuso ed userà un modello partecipatorio,basato su logiche associative.studenti,docenti e personale saranno infatti soci della stessa associazione, sia pure con diversi ruoli.questa associazione dovrebbe costituirsi come comunità d’ apprendimento. Seguendo il principio per cui non c’è gruppo senza futuro,né futuro senza gruppo, occorrerà lavorare molto per definire l’università della scuola bella, l’ U.P. per questo propone un manifesto, basato sulla bellezza,sul sabato e sul futuro.

6. per far ciò occorre agire nei luoghi dove il malessere non è dominante.occorre imparare insieme a trovare gli interstizi dove il benessere è più possibile e dove sono possibili nuove professioni, finalizzate al benessere. Ciò non vuol sostituirsi a ciò che già esiste , ma inventare nuove modalità , verificabili dagli utenti , di imparare a vivere bene. L’ UP è una libera associazione, aperta a tutti, indipendentemente dall’ età, dalla razza,dalla residenza e dal livello sociale ed economico. Èer far questo l’ UP ha progettato sei vie a cui corrispondono sei nuove professionalità.ciò fa leva sulle priorità e sul piacere dell’ apprendimento. Sulla gioia dell’ attesa e sul cambiamento delle aspettative. Così i momenti di cambiamento di aspettative vengono dominate “porte”, mentre quelli di soddisfazione delle stesse vengono chiamate “stanze”.

7. Le professioni nuove, come sono le professioni di manutenzione, sono costituite da nuove qualità del sapere e da diverse didattiche. Innanzi tutto dalla conoscenza di se stessi e dalla presa di coscienza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, condizioni spesso richieste da molte professioni creative. Poi le professioni che richiedono la gestione dei gruppi per negoziatori ,conduttori di team, ed esperti di pacificazione e gestione dei conflitti.poi il lavoro dei professionisti nelle amministrazioni territoriali e locali, quelli che maggiormente devono conoscere i territori dove operare e stimolare il benessere. Inoltre i gestori delle attività produttive,quelli che oggi si chiamano delle risorse umane del lavoro, come le direzioni del personale nelle imprese efficienti. Poi anche le attività di svago e di divertimento, intese come fondamentali per l’ acquisizione del benessere soggettivo e diffuso. Infine l’ apprendimento della partecipazione come costruzione , imitazione e diffusione del benessere/bellessere soggettivi e diffusi, in una comunità di apprendimento e di coesistenza benestante soggettiva e diffusa. Questa idea di partecipazione si sta rivelando fondamentale per ogni forma di politica.

8. ogni tanto occorre fare il punto sul dove siamo arrivati. Imparando ed insegnando. Da soli e con gli altri. Dopo tanti anni passati ad inventare passaggi attraverso le strettoie dello star bene dove siamo o attraverso il muro nero degli interessi spesso solo immaginari, occorre chiedersi cosa ha realizzato le nostre aspettative e cosa invece non l’ ha fatto. Cosa sembra sia riuscito di quello che sinora abbiamo voluto insegnare e cosa no? Sia che questo lo abbiamo fatto da soli che insieme ad altri.

9. nella buona scuola di oggio sembra si stiano sviluppando tre idee forza: la soggettività, la pluralità, la complessità.mi sembra che la formazione oggi abbia risentito molto della rivoluzione della soggettività. È più importante la percezione soggettiva che l’ oggettiva realtà. Una cosa soggettiva non è meno reale di una cosa oggettiva e il grande contributo della psicologia lo ha dimostrato chiaramente. Occorre insistere in questa direzione perché i tempi sono lunghi e gli interessi toccati sono tanti.

10. la pluralità ha poi determinato un cambio di successione logica nella scuola. Prima si partiva dall’ individuo per imparare i comportamenti , le decisioni, le valutazioni. Il soggetto era l’ individuo. Ancor oggi nella scuola italiana vengono privilegiati i metodi e i risultati individuali. Però oggi nella formazione si parte dal gruppo, dal piccolo gruppo, prioritario per l’ apprendere. Non esclusivo, ma prioritario. La formazione è diventata apprendimento di gruppo. Anche in questo punto c’è molto da fare, ma alcuni risultati si vedono già. Le nuove idee sulla leadershiop, sulla creatività, sulla creazione della ricchezza e benessere lo dimostrano chiaramente. La bellezza bussa alla porta come priorità.

11. la complessità ha infine consentito di affrontare, rappresentare e progettare concetti prima non insegnABILI, Né APPRENDIBILI. I primi spesso a tempi brevi,i secondi a tempi lunghi. Insegnare ad imparare non solo speculari o reciproci, ma complessi. Tipico concetto complesso è il clima organizzativo o psicologico. Un tempo la complessità non era raffigurabile, modificabile,progettabile.Il clima era un’ astrazione, oggi è modificabile e progettabile. E ciò sta cambiando le organizzazioni, la qualità della vita, le relazioni tra gli uomini. Se questo è riuscito, altro invece non si è realizzato.

12. per la scuola bella di domani mancano infine tre cose: la popolarità, la piacevolezza, la bellezza, questa proiezione al futuro che oggi qualcuno chiama già bellessere. Per quanto se ne parli a la si consigli , la formazione in Italia è tuttora scarsa e insufficiente,non diffusa, a volte addirittura fatta ma non dichiarata. L’ apprendimento resta nel campo del dovere, del fatto imposto e punito in caso d’ insuccesso. Imparare è fatica. Non è divertimento. Come e più del lavoro. Dove poi il successo è mancato del tutto è stato nella programmazione a lunga scadenza. Manca la formazione per il futuro, quella basata sulla promessa e sul benessere. Il tempo della programmazione è sempre stato corto.se manca il futuro,manca l’ apprendimento, per questo e per altri motivi si propone di cambiare il termine formazione in quello di sviluppo. L’ emozione intelligente viene a prendere il posto dell’ intelligenza emotiva

13. allora si può dire che occorre allargare l’ orizzonte temporale della formazione- sviluppo. Occorre insistere sulla soggettività e sulla formazione come gioia,festa e sviluppo. Infine occorre ricordarsi che ogni formazione è sempre apprendimento al benesseree che, come ha scritto Daniel Pennac, “occorre smettere di brandire il passato come una vergogna e l’ avvenire come una minaccia”. L’ ultimo suo libro intitolato “chagrin d’ école” ( dolore di scuola) è stato tradotto in italiano “diario di scuola”, segno che la scuola in Italia non è criticabile. L’ autostima dell’ alunno deve fare lo sforzo massimo. Perché formare vuol dire aumentare e rinforzare le molte autostima coinvolte nell’ apprendimento e perciò occorre ripartire sempre da lì. L’ autostima di base dell’ apprendimento, della manutenzione e della produzione scientifica e tecnica.

14. la mancanza di autostima si trascina dietro la resistenza ad apprendere ed il rifiuto del potere, proprio ed altrui . non è vero che tutti gli uomini hanno voglia di potere e voglia d’ imparare. Non è vero che sapere è potere. Però è vero che la voglia di potere e di apprendere è lo scopo tutte le professioni di manutenzione. O per lo meno di tutte le attività di questo tipo. Oggi abbiamo bisogno di una scuola “bella” che faccia sviluppare il sentimento di potere e la voglia d’ imparare dei soggetti – cittadini, che per ora sono rimasti sudditi e che sono la stragrande maggioranza i tutti i paesi del mondo. I soggetti inseguono il loro benessere e sanno che molta strada resta ancora da percorrere: ciò nonostante continuano a sperare nel sabato e nella bellezza. Lungo questo filone occorre orientare la scuola.

15. per questo una scuola indipendente, nel senso che non dipende economicamente e ideologicamente da nessuno, una scuola che sia comunità d’ apprendimento, che faccia rinascere il piacere dell’ imparare. Una scuola che rinforzi soprattutto l’ autostima dei protagonisti della comunità: questa è la principale speranza di questo manifesto. Trasformare il dominio in parità, la bontà in bellezza, l’ insegnamento in apprendimento, il benessere in bellessere. Una scuola che abbia una didattica e una psicologia diversa dall’ attuale: proiettata sul futuro e non sul presente. Seguendo il tempo che occorre per imparare. In poche parole: una scuola per le persone, soggettiva e diffusa come la bellezza.

Chi vuol aderire al “manifesto della scuola bella” scriva alla redazione di “scuola in comune” oppure a dstognon@libero.it
Tutte le adesioni saranno girate dalla redazione al prof. Enzo Spaltro.
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