Normativa
La scommessa di Livia
Pubblicato il 2 Giugno 2008 (338 letto)
E' morta Livia Barberio Corsetti, consigliere di Stato ma soprattutto a me e a molti di noi carissima come capo ufficio legislativo ai tempi di Luigi Berlinguer Ministro.
Ho lavorato due anni intensi e magici con Livia, nota ai pochi che conoscono i veri segreti di viale di Trastevere come la vera grande madre del Regolamento dell'Autonomia.
Uno dei pochi testi rimasti indiscussi e di valore, anche se in questo decennio si è fatto di tutto per disconoscerlo, immiserirlo, burocratizzarlo.
Ho di lei ricordi veri, sento ancora la sua forte risata e la sua esagerata capacità di lavorare. Allo sparuto gruppetto che lavorava con lei al Regolamento, Livia non chiedeva (come si penserebbe di un leguleio) di avere i piedi per terra, ma di volare alto, di sognare una volta tanto.
Più che una grigia giurista, sembrava un quadro di Chagall. E i risultati si sono visti.Poi, dopo l'infausta caduta di Berlinguer, Livia se ne è andata non certo in pensione ma a seguire le comunità Ceis di don Picchi. Nel suo ultimo periodo, già malata, è stata intelligente capo ufficio legislativo per la Rosy Bindi al ministero della famiglia, con la quale ho affettuosamente parlato di lei domenica scorsa a Barbiana.
Non pensando che ci avrebbe lasciato così presto. E' di Livia la geniale idea di equiparare giuridicamente i figli naturali e adottati a quelli nati dentro il Legale Matrimonio, facendoci scoprire (e vergognare un po' noi laiconi) che mentre giustamente parlavamo di DICO c'erano bambini normali che per la legge italiana non erano ancora normali del tutto.
La sua passione per la scuola e i bambini era sconfinata. In più di una circolare, decreto, ordinanza cercavamo una forma linguistica che facesse finire il testo con il termine "bambini", da mettere giusto sopra la firma del Ministro. Appunto, giusto sopra come piaceva a noi, non sotto!Livia mi ha molto aiutato quando nel 2002 ho inventato la (per quei tempi) comunistissima marcia di Barbiana rischiando il licenziamento, ma ha sempre aiutato tutti con un sorriso e una paziente passione.
La sua casa era sempre piena di figli suoi, figli in affido, ragazzi con bisogno di una casa e di una famiglia. Come facesse a scrivere leggi e decreti e a far da mangiare è sempre rimasto per me un delizioso mistero.C'è un aspetto di Livia che oggi non vorrei scordare. Diceva sempre che la sua vera professione era di...scrittrice di favole per bambini. E la cosa era vera. In gioventù, infatti, Livia aveva scritto numerosi libri di favole ottenendo anche molti riconoscimenti e premi. Lo direste mai di un capo dell'ufficio legislativo? Oggi che si parla di licenziare i dirigenti lavativi (poi capiterà che premiano i servili) a Livia andrebbe un premio per la stakanovismo bambinistico. Insomma, una vera pedagogistica ex bambina.
Perchè, come ci ha insegnato Antoine de Saint Exupery, Livia "non si è mai dimenticata di quando era bambina".Con lei ho il debito di una scommessa che non so come ricompensare. Quando discutevamo dell'art. 3 del regolamento autonomia (quello del Pof) abbiamo scommesso una cena se sarebbe mai successo quello che prescrive un certo comma, quando si dice che il sindaco e la comunità locale devono essere coinvolti e partecipare alla progettazione educativa. Era il grande mito del sistema formativo integrato di Bruno Ciari. Io ero più ottimista di lei. E speravo che da qualche parte in Italia i rapporti tra scuola e territorio fossero così amichevoli da vincere io la scommessa.
Devo amaramente ammettere che forse per ora ha vinto lei, ma spero per poco se le scuole un giorno o l'altro si svegliano. Intanto spero che San Pietro, accogliendola, le offra a nome mio quel piatto abbondante di cappelletti romagnoli che si merita e che rimborsa la mia scommessa, gli stessi che si mangiava con gusto quando veniva a trovarmi a Ravenna.
Indice :: Stampa
Menu principale
Contattaci
Login