Normativa
Panino da casa: Napoli dice no e il ministero promette nuove linee guida
Pubblicato il 16 Agosto 2017 (351 letto)
Nella vicenda panino da casa che coinvolge da mesi le mense scolastiche italiane, si aggiunge un piccolo, ma non irrilevante capitolo. La sentenza di Torino di giugno 2016 aveva dato ragione ai genitori che chiedevano la possibilità per i propri figli di consumare a scuola un pasto portato da casa, ma il ricorso del Ministero e la conseguente battaglia legale, che vede peraltro vincenti le famiglie, ha generato un vero e proprio caso mediatico. Il tema, tuttavia, ha un risvolto pratico, per cui da più parti è stata espressa in questi mesi la necessità di fare chiarezza sulle competenze e sulla nuova organizzazione. Nel rimpallo tra Comuni e scuole, bambini con pasto da casa allontanati dal refettorio, scuole che, al contrario, si sono organizzate con aree dedicate, arriva un’apertura del MIUR il quale, attraverso una circolare inviata alle scuole nei mesi scorsi, sancisce che i bambini con pasto da casa possono mangiare insieme agli altri alunni. Quindi, è possibile consumare il panino da casa a scuola. Tuttavia, pochi giorni fa, il Tribunale di Napoli per la prima volta si è espresso in maniera contraria alla sentenza di Torino, respingendo l’istanza di una mamma che, in contrasto con la scelta della Preside, voleva che il figlio potesse consumare un pasto portato a casa al posto della refezione.

Panino da casa: il Ministero istituisce un tavolo tecnico

Dopo quasi un anno dalla sentenza di Torino che ha riconosciuto il panino da casa come un diritto, a marzo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha espresso un’interpretazione, iniziando a fare chiarezza e a fornire elementi importanti per la riorganizzazione delle scuole in seguito a questa novità. L’aspetto forse più utile della circolare inviata alle istituzioni scolastiche dal Capo Dipartimento Rosa De Pasquale è che si annuncia la costituzione di un tavolo tecnico “che dovrà procedere all’aggiornamento delle Linee Guida sulla ristorazione scolastica approvate in Conferenza Stato-Regioni, che potranno fornire supporto alle scuole e agli enti locali per le scelte organizzative e gestionali relative a tale servizio”. Si tratta un impegno importante perché riguardo al panino da casa a scuola la definizione delle competenze è l’aspetto che risulta più lacunoso. In particolare, era stata l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) a chiedere chiarezza al MIUR e al Ministero della Salute, ricordando che le competenze comunali riguardano unicamente la fornitura di spazi adeguati e di un servizio mensa di qualità per i bambini iscritti. Infatti, può essere utile ricordare che i genitori possono scegliere se usufruire del servizio di ristorazione scolastica oppure se andare a prendere i figli a scuola per l’ora di pranzo e riportarli nel pomeriggio. Ma dal momento che questa scelta riguarda anche la disponibilità di tempo delle famiglie, oltre ad avere risvolti economici ed educativi, alcuni genitori hanno proposto una “terza via”, che consiste nel far consumare a scuola un pranzo portato da casa. Ma che tipo di pranzo? E dove devono mangiare questi bimbi, insieme agli altri o in una zona a parte? Qual è il risvolto sociale ed educativo di questo nuovo diritto? Gli aspetti da indagare sono molteplici, tuttavia, sulle principali preoccupazioni espresse nei mesi scorsi dalle istituzioni scolastiche, sono arrivate le prime indicazioni ministeriali.

Panino da casa a scuola: è come un pasto speciale

Tutta la questione era nata a Torino come risposta di alcuni genitori ad un rincaro delle tariffe per la mensa scolastica, per cui la soluzione trovata e sancita come diritto dalla sentenza è stata quella di dare ai figli un pasto preparato da casa. Il Ministero aveva chiesto che la sentenza si applicasse ai soli 58 appellanti, ma dopo la bocciatura del ricorso, la sentenza di Torino ha acquisito valenza nazionale e in tutta Italia alcuni genitori hanno deciso di usufruire della nuova possibilità. Da qui il caos, comprensibile, per le scuole, per i Comuni, per le società di ristorazione e per gli stessi alunni, in quanto l’effetto domino della sentenza torinese ha preso tutti alla sprovvista. Alcuni Comuni hanno disposto il divieto di introdurre cibi esterni nel refettorio, ci sono stati casi di bambini con pasto da casa che sono stati portati a pranzare in un’altra stanza da soli, insomma, ogni scuola si è organizzata come ha potuto, senza un indirizzo preciso e senza regole uguali per tutti. Ad esempio, chi sorveglia i bambini che consumano il panino da casa a scuola? Chi controlla l’igiene? I pranzi preparati da mamma e papà possono essere considerati sani e bilanciati?

I bambini possono mangiare tutti insieme

La circolare inviata dal Ministero dell’Istruzione lo scorso marzo fornisce alcune prime linee d’azione affermando che le istituzioni scolastiche in base alla loro discrezionalità valuteranno quali misure adottare per “garantire la fruizione del pasto domestico e l’erogazione del servizio mensa, assicurando la tutela delle condizioni igienico-sanitarie e il diritto alla salute”, per cui si invita dirigenti scolastici e Asl a collaborare in questo senso. In particolare la nota ministeriale specifica che, come indicato dal Ministero della Salute, si dovranno attivare procedure atte ad evitare possibilità di scambio di alimenti, per scongiurare contaminazioni. Pertanto, il Ministero, in presenza di alunni con panino da casa a scuola, indicano di adottare precauzioni analoghe a quelle utilizzate nella somministrazione dei pasti speciali. Si tratta dei pasti per bambini con intolleranze o allergie alimentari, ma anche dei menù diversificati per motivi etici o religiosi, tra cui anche il menù vegano e vegetariano, che i bambini da sempre mangiano accanto agli altri, senza problemi, condividendo un momento di socialità nel refettorio. Tuttavia, rimane aperta una questione importante, ovvero il tema del valore nutrizionale del pasto portato da casa che diverse voci ritengono non comparabile con quello della mensa.

L’aspetto nutrizionale del pasto portato da casa

L’anno scorso avevamo intervistato a riguardo professor Enzo Spisni, fisiologo della nutrizione dell’Università di Bologna, il quale considera il panino da casa a scuola come un passo indietro. La mensa scolastica, infatti, rappresenta anche un’occasione per fare educazione alimentare, proponendo un pasto sano ed equilibrato, elaborato da nutrizionisti che tengono conto della distribuzione dei macronutrienti e costantemente controllato dal punto di vista igienico. A tal proposito il prof. Spisni ci disse che “portarsi qualcosa da casa nel novanta per cento dei casi determina un peggioramento dal punto di vista della nutrizione, poiché per la maggior parte dei bambini significa mangiare un panino o un panino e un merendina”, con tutti i rischi del caso per la salute, considerando i preoccupanti dati dell’obesità infantile, anche in Italia, dei quali vi abbiamo parlato qualche tempo fa. Anche l’aspetto della conservazione dei cibi preoccupa il fisiologo della nutrizione: “alcuni alimenti non sono adatti per il pasto a scuola portato da casa, perché per diverse ore vengono conservati nello zaino anziché in frigorifero. Dalla mattina presto, quando il cibo viene messo nello zaino, fino alla pausa pranzo, si possono avviare fenomeni di putrefazione e contaminazione microbica. Per chi non usufruisce della mensa scolastica, questo è un problema che si aggiunge e che non va trascurato.”
Una visione analoga della questione è quella espressa ieri dal Tribunale di Napoli che ha respinto l’istanza di una mamma “pro panino da casa”. Vediamo meglio cosa è successo.

Panino da casa a scuola: Napoli dice no

A marzo una avvocatessa, mamma di un bimbo che frequenta la scuola Vanvitelli al Vomero, dopo che, a quanto riportano le cronache, era stato trovato un insetto nel pasto della mensa, aveva deciso di portare in tribunale la dirigente scolastica Ida Francioni, colpevole di aver vietato il panino da casa agli alunni della sua scuola, con motivazioni e perplessità, comuni a molti presidi.
Per la prima volta dalla famosa sentenza di Torino, un tribunale si è espresso contro il panino da casa a scuola, con argomentazioni che antepongono i diritti della collettività a quelli del singolo.

Diritto all’uguaglianza e alla salute

Alla madre del bimbo, la X sezione Civile del Tribunale di Napoli ha risposto che “agli interessi del genitore vanno contrapposti altri diritti fondamentali della collettività, anch’essi di rango costituzionale, come il diritto all’uguaglianza tra tutti i bambini e alla salute: portare il cibo da casa può essere pericoloso, perché a scuola non ci sono le condizioni per una ottimale conservazione, e non possiamo mettere a rischio la salute degli scolaretti”.
D’accordo anche l’assessore comunale all'Istruzione Annamaria Palmieri che considera la sentenza un passo avanti importante, utile contro la confusione provocata dalla sentenza torinese.
Contro il panino da casa a scuola, per cui la mamma napoletana si batteva supportata dall'avvocato Vecchione, sostenitore del diritto al “panino libero”, il Tribunale di Napoli ha mosso motivazioni anche di carattere formativo, che valorizzano la scuola come luogo educativo e come “una comunità sociale che impone il rispetto delle regole di convivenza civile”.
Sulla vicenda l’assessore comunale Palmieri ha espresso soddisfazione, dichiarando che “i magistrati napoletani hanno riconosciuto il valore formativo della ristorazione collettiva e l’importanza del consumo di un pasto igienicamente controllato, che sia condiviso con i compagni e con gli insegnanti. Il giudice ha ritenuto, come noi diciamo da tempo, che la fruizione collettiva dello stesso pasto sia ispirata ai principi di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione”.
Insomma la questione panino da casa a scuola non è semplice e sembra essere ancora lontana da una soluzione. Tuttavia, il Ministero invita tutte le parti a collaborare.

La nuova parola d’ordine è collaborazione

Nella circolare il Ministero raccomanda alle ASL competenti sul territorio di mantenere un confronto costante con le scuole, affinché nella gestione dell’erogazione dei servizi non si discostino dalle pronunce della Magistratura. Infine, la circolare auspica una collaborazione tra tutte le parti coinvolte, anche sostenendo un dialogo costruttivo con le famiglie e raccogliendo le segnalazioni e le richieste riguardanti le esigenze di alunne e alunni.

Ora, con questa nuova sentenza napoletana è possibile che arrivino ulteriori specifiche o che, perlomeno, si velocizzino i tempi di emanazione delle nuove linee guida ministeriali.

Sicuramente la circolare del Miur rappresenta un passo avanti per fare chiarezza su alcuni aspetti importanti, anche se l’Osservatorio per il pasto da casa costituitosi dopo la sentenza torinese, ha già fatto notare come il testo sia piuttosto generico.

Non dobbiamo mai dimenticare che sulla questione panino da casa a scuola al centro di tutto ci sono i bambini, la loro serenità e la loro salute che devono essere tutelati, contro ogni polemica, facile soluzione o strumentalizzazione di sorta, per cui non ci rimane che attendere con fiducia l’aggiornamento delle Linee Guida annunciato dal Ministero.
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