Normativa
Scuole ed enti locali: compiti diversi nell’assistenza per l’autonomia degli alunni disabili
Pubblicato il 19 Maggio 2017 (537 letto)
Adesso che il “decreto per la promozione dell’inclusione scolastica” è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 16 maggio, potranno essere portati a termine gli approfondimenti e le riflessioni rese necessarie dalle numerose, e spesso positive, modifiche che sono state apportate, in corso d’opera, da parte della Conferenza Unificata e delle Commissioni Parlamentari che hanno, a loro volta, fatti propri alcuni pareri resi dalle associazioni delle persone con disabilità, migliorando non di poco, a detta di tutti, il testo iniziale diffuso a gennaio.

Tra le questioni che sono state affrontare e, si spera, risolte, vi è un tema, erroneamente considerato minore, che ha creato diversi problemi agli utenti e molte tensioni nel rapporto tra istituti scolastici, enti locali e genitori di alunni in condizioni di disabilità.

Il decreto chiarisce che compete allo Stato provvedere all’assegnazione dei collaboratori scolastici nella scuola statale “anche per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale, tenendo conto del genere” delle alunne e degli alunni. Tali compiti, come noto, sono così descritti nella “tabella A” del CCNL: “accoglienza e la sorveglianza degli alunni”, “vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza durante il pasto nelle mense scolastiche”, “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47”. Tale art. 47, infine, prevede “incarichi specifici” per le attività di assistenza igienica e personale.

Diversamente, in altra parte il decreto stabilisce che saranno gli Enti locali ad assicurare gli interventi necessari per garantire l’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale, “inclusa l’assegnazione del personale”, “in coerenza con le mansioni dei collaboratori scolastici di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c), del presente decreto” ovvero, tenuto conto che le mansioni di assistenza di base, igienica e materiale sono svolte dal personale statale.

La legge accoglie e chiarisce una distinzione che la circolare del Ministero dell’Istruzione n. 3.390 del 30 novembre 2001 aveva già operato specificando che, dopo il passaggio dei collaboratori scolastici dalle dipendenze degli enti locali alla dipendenza dalla Stato, l’assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale prevista dall’art.13, c. 3, della legge 104/92, deve essere divisa in due segmenti: da un lato l’assistenza di base che “la scuola deve garantire” in quanto la competenza è stata trasferita allo Stato assieme al personale, e dall’altro lato l’assistenza specialistica che gli enti locali devono assicurare tramite “figure quali, a puro titolo esemplificativo, l'educatore professionale, l'assistente educativo, il traduttore del linguaggio dei segni o il personale paramedico e psico-sociale (proveniente dalle ASL), che svolgono assistenza specialistica nei casi di particolari deficit”.

Il piano nazionale di formazione, previsto dal decreto, individuerà le attività formative finalizzate a sviluppare “le competenze sugli aspetti organizzativi, educativo - relazionali, sull’assistenza di base, in relazione all’inclusione scolastica” specificando che “il personale ATA è tenuto a partecipare periodicamente alle suddette iniziative formative”.

Viene meno in questo modo anche l’ultimo argomento portato avanti da chi ritiene che il collaboratore scolastico potrebbe non essere tenuto a svolgere tali attività se non aderisse alle iniziative formative. Argomento peraltro già travolto dalla sentenza della Corte di Cassazione 19 febbraio 2016, n. 22.786, con la quale tre collaboratrici scolastiche sono state condannate per “rifiuto d’atti d’ufficio” per essersi rifiutate di cambiare il pannolino a un’alunna disabile, rigettando la tesi della difesa secondo la quale si sarebbe trattato, invece, di “funzioni aggiuntive incentivate attribuibili solo al personale di ruolo all'esito di specifici corsi di formazione”.

Sul versante dell’assistenza specialistica, di competenza degli enti locali, è previsto che siano individuati i criteri per dare uniformità su tutto il territorio nazionale ai profili professionali destinati a tale assistenza finalizzata all’autonomia e alla comunicazione personale, anche prevedendo specifici percorsi formativi.

Sia per la definizione delle nuove modalità di assegnazione dei collaboratori scolastici per l’assistenza di base sia per la definizione dei profili degli assistenti specialistici, il decreto prevede che siano definiti entro 180 dalla sua entrata in vigore e quindi entro il 30 novembre 2017, i regolamenti e le intese in Conferenza Unificata necessari per l’attuazione di questa parte della nuova norma.

La norma, su questo aspetto, appare chiara fino al punto da far sperare che, diversamente da quanto, su questo tema, è accaduto in passato, non sia possibile trovare appigli per non rendere operativa una disposizione che può garantire la più diffusa e qualificata assistenza, sia essa “di base” sia essa “specialistica”, su tutto il territorio nazionale.
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