Normativa
Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica
Pubblicato il 13 Giugno 2010 (370 letto)
Il 29 aprile scorso la Conferenza Unificata (di Stato, Regioni ed Autonomie locali) ha approvato le "Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica". Si tratta di un documento che ha lo scopo di contribuire al miglioramento della qualità dei pasti nelle scuole e alla riduzione dei tassi di sovrappeso e di obesità infantile che sono in crescita anche nel nostro Paese. Nelle nazioni sviluppate il sovrappeso e l’obesità sono diventati un problema prioritario di salute pubblica per le implicazioni dirette che hanno sulla condizione fisica delle nuove generazioni e in quanto rappresentano un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie in età adulta. L’obesità infantile costituisce purtroppo un fattore predittivo di obesità nell’età adulta, e oggi in Europa è dieci volte maggiore rispetto agli anni Settanta. L’indagine effettuata nel nostro Paese nel 2008, nell’ambito del progetto “OKkio alla salute”, su un campione rappresentativo di alunni frequentanti la terza classe della scuola primaria, ha messo in rilievo come il 23,6% dei bambini è in sovrappeso e il 12,3% è obeso: si tratta di percentuali rilevanti, che presentano i valori più elevati nelle regioni del Sud. E in queste ultime troviamo anche le realtà locali che manifestano le maggiori carenze nella ristorazione scolastica, con servizi meno diffusi e soprattutto meno qualificati rispetto alle medie del Centro-Nord.
E’ nel contesto di questa crescente preoccupazione per la salute delle nuove generazioni che sono state elaborate le "Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica". Esse rientrano in un percorso strategico delineato dalle politiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unione Europea per promuovere la salute e il miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini attraverso l’alimentazione, a partire dalle fasce più deboli, e in particolare dai bambini che consumano il pasto fuori casa. In questa ottica la scuola viene assunta come luogo privilegiato per realizzare progetti ed iniziative che favoriscano l’acquisizione di sane abitudini alimentari.
Da queste "Linee di indirizzo nazionale" non ci si deve però aspettare indicazioni su metodologie e contenuti per la stesura e la realizzazione di programmi e di attività di educazione ai consumi alimentari. Si tratta infatti di un documento elaborato da un gruppo di esperti nel campo della nutrizione, delle tecnologie alimentari e della sanità istituito presso il Ministero della Salute. Sono “Linee” rivolte agli enti che programmano e gestiscono la ristorazione, e in particolare ai Comuni, alle Asl e alle aziende dell’agroalimentare. Il documento presenta infatti una sintesi delle migliori pratiche maturate nelle Regioni, nei Comuni e nei SIAN nella gestione tecnico-organizzativa della ristorazione scolastica e solo di sfuggita fa riferimento all’iniziativa delle scuole. Il documento propone una linea progettuale per un governo efficace della ristorazione scolastica attraverso la definizione dei ruoli e delle responsabilità dei diversi attori coinvolti sotto il profilo tecnico-gestionale, illustrando poi i capisaldi per la gestione di un buon capitolato, precisando gli aspetti nutrizionali e le caratteristiche del menù, e sottolineando l’importanza del controllo e della valutazione della qualità dei pasti e dei servizi ad essi collegati. Si tratta di un buon documento, utile ad orientare i comuni, le Asl e le aziende di ristorazione nella realizzazione e nel controllo degli appalti e degli affidamenti delle forniture dei generi alimentari, dei pasti e dei servizi connessi come la veicolazione e la sporzionatura dei pasti, l’assistenza agli alunni in refettorio ecc. Al ruolo e al protagonismo della scuola vengono riservati pochi accenni, anche sul versante della collaborazione con gli enti locali riguardo alla presenza e all’utilizzo del “servizio di mensa” come occasione di educazione alimentare.
Il tema dell’impegno delle scuole in fatto di educazione alimentare viene oggi rappresentato nel programma “Scuola e Cibo”, avviato poco meno di un anno fa dal Ministero dell’Istruzione, con lo scopo di introdurre l’educazione alimentare come materia trasversale e interdisciplinare nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università. Dopo il primo anno di sperimentazione realizzata in 75 classi della scuola primaria, dal settembre del 2010 il programma “Scuola e Cibo” diviene operativo a livello nazionale in tutte le classi quarte e quinte della scuola primaria e viene introdotto sperimentalmente anche in alcune scuole secondarie di primo grado. Queste ultime saranno tutte coinvolte nell’anno successivo, e negli anni a seguire, verranno interessate anche gli istituti superiori. Il percorso si completerà nell’anno 2014-2015 con la messa a punto del modulo formativo per l’Università e la definizione di “un modello ufficiale italiano” di “programma di educazione alimentare”, replicabile in funzione dell’EXPO Universale del 2015 con base a Milano, che avrà come tema proprio quello dell’alimentazione: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Si tratta di capire meglio quali sono i presupposti, i contenuti e le pretese di questo annunciato “modello ufficiale italiano”: l’espressione utilizzata è infatti piuttosto ridondante ed impegnativa. Più semplicemente nel sito del MIUR si legge che nelle attività formative di “Scuola e Cibo” realizzate nello scorso anno scolastico, rivolte in particolare agli insegnanti, è stato “…condiviso, tra i molti, l’obiettivo primario di rispondere alla necessità di appropriarsi e condividere un impianto metodologico basato sulla connessione tra discipline scolastiche, attività laboratoriali ed esperienziali, al fine di agevolare… un percorso di conoscenza attiva e costruttiva, efficace per descrivere e comprendere il complesso sistema-cibo”…” Riguardo al “modello” si legge di: “…un modello di riferimento per l’Educazione Scolastica Alimentare che, gradualmente, divenga proprio di tutto il Sistema di Istruzione italiano, contribuendo così a regolare e qualificare la globalità delle attività di Educazione Alimentare, nelle singole realtà scolastiche e sull’intero territorio nazionale. Un framework nazionale, quindi, che indichi a tutti i soggetti coinvolti - all’interno e all’esterno della Scuola, pubblici e privati, locali e nazionali - quegli aspetti di fondamentale importanza che caratterizzano adeguati Piani di Educazione Scolastica Alimentare.” L’importante, al di là delle definizioni al momento ancora troppo generiche e travisabili, è che si giunga all’elaborazione di nuovi curricula scolastici in grado di motivare, per le cose che vi saranno scritte, i dirigenti degli istituti e i docenti ad adottare percorsi didattici che diano spazio anche alla sperimentazione, ad attività di laboratorio e di ricerca d’ambiente sulle fonti del cibo, sulle sue trasformazioni, sul suo consumo. E’ infatti importante che le scuole siano sollecitate “dal programma nazionale da svolgere” ad intrecciare rapporti di collaborazione con le istituzioni e le agenzie del territorio, per estendere il ventaglio di risorse e di opportunità a disposizione delle pratiche di insegnamento-apprendimento. A questo proposito è necessario ricordare come i migliori progetti di educazione alimentare, quelli più durevoli ed efficaci presenti nelle scuole del nostro Paese, sono in gran parte realizzati in un rapporto di collaborazione e di sinergia con gli enti locali e le Asl, nell’ambito dei Piani regionali che promuovono attività e conoscenze nel campo dei consumi e delle produzioni alimentari. E’ dunque importante che l’educazione alimentare si ritagli una presenza stabile nei Piani dell’Offerta Formativa di ogni istituto, ricomprendendo nel suo ambito operativo anche la “mensa” come contesto di sperimentazione e di riflessione sui fatti dell’alimentazione, attraverso l’esperienza personale e di gruppo, con particolare riguardo alle proprietà e alle caratteristiche dei cibi, alle modalità della loro produzione e consumo, e all’organizzazione del servizio rispetto alla sicurezza e alla sostenibilità ambientale. Anche le periodiche distribuzioni di frutta fresca gratuita nelle scuole o la possibilità per gli studenti di accedere a sconti consistenti per l’acquisto degli spuntini “buoni e sani” di metà mattina (tutte iniziative, queste, attualmente in corso d’opera) dovrebbero in un prossimo futuro far parte di un “sistema premiante” che assegna la priorità alle scuole che più e meglio si sono distinte nella realizzazione dei “programmi” di educazione alimentare.

(il testo completo sul prossimo numero della Rivista dell'Istruzione)
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